Graziella Campagna ha 17 anni e lavora in una lavanderia di Villafranca Tirrena. Un giorno, trova in una giacca un’agendina. Graziella scopre che l’uomo che tutti in paese conoscono come un rispettabile ingegnere altri non è che il boss Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo boss di Palermo. Il latitante, per paura di essere scoperto, secondo quanto emerso dal processo ancora in corso, decide di far fuori la ragazza. La sera del 12 dicembre 1985, Graziella non torna a casa. Qualche giorno dopo, il suo cadavere viene rinvenuto sui colli Sarrizzo crivellato di colpi. Sembra senza una ragione. Nessuno sembra voler indagare su questo efferato delitto. Eccetto il fratello Pietro. Per lui, scoprire la verità diventa una ragione di vita. L’indagine dura 20 anni e consente di conoscere il male di vivere di una provincia, quella da tutti definita babba, dove cosa nostra palermitana lasciava svernare i suoi latitanti coperti da una rete di connivenze. Il processo, dopo una fase di stallo negli anni 80, riprende il via dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e si conclude con la condanna all’ergastolo in primo grado di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera. E’ il dicembre del 2004. Ma Alberti torna in libertà dopo un anno e mezzo perché i giudici della Corte d’assise non depositano entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi la custodia cautelare viene annullata per decorrenza dei termini. Ha già scontato una condanna per traffico di droga, rimane in cella per altri reati, ma torna in libertà per aver beneficiato dell’indulto (Sigh!). Scalpore, clamore, riflettori accesi. L’ex ministro guardasigilli Mastella invia a Messina gli ispettori nel settembre 2006. Dopo alcuni mesi, il caso è archiviato e non si prende alcun provvedimento. Poi, il processo riparte ed è ancora in corso. Tempo fa, l’ex Ministro guardasigilli Mastella ha anche disposto il rinvio della fiction diretta da Graziano Diana sulla storia- tristissima- della giovane di Saponara. “La Vita rubata” sarebbe dovuta andare in onda il 27 novembre scorso. Il suo rinvio ha destato la rabbia dei familiari di Graziella e dello stesso Beppe Fiorello che interpreta il ruolo di Pietro Campagna, fratello di Graziella. La sua è una storia nella storia. Quella di un carabiniere che ha lavorato per anni allo scopo di fare luce sulla morte di quella sorella che “non sognava di diventare ingegnere o avvocato, ma solo di guadagnare qualche lira per compare il corredo”. Per questo Graziella lavorava in una lavanderia a Villafranca. Ma un giorno, nelle tasche di una giacca, trovò quella’ agendina compromettente. Per questo fu uccisa. La rapirono mentre aspettava la corriera per tornare a Saponara. Fu ritrovata tre giorni dopo la morte, su montagne desolate, sfigurata da cinque colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata. Per Graziella, lo scorso 12 dicembre si è riempita fino all’inverosimile l’aula consiliare di Villafranca per una manifestazione indimenticabile che ha registrato la partecipazione di Beppe Fiorello, Graziano Diana, Larissa Volpentesta, Sonia Alfano, Don Luigi Ciotti, l’avvocato Fabio Repici, tanto per fare qualche nome. Volti rigati dalla lacrime durante la proiezione del trailer de “La vita rubata”. Volti rigati dalle lacrime alla scopertura della lapide che sancisce l’intitolazione di piazza Baronia a Graziella. E mentre c’era quella fiaccolata la mafia stava lì a guardare. E non è solo una congettura. E’ una triste realtà. Ma la gente c’era. Ha mostrato il suo volto. Ha alzato la testa. E, tra quella gente, c’erano anche tanti giovani. Segno che il vento sta cambiando (almeno, spero!). E se cambierà è anche grazie a te ed alla tua famiglia, piccola Graziella. Perdonaci se non abbiamo fatto in modo di svegliarle prima le nostre coscienze. Adesso, forse, abbiamo capito che siamo stanchi di vivere in ginocchio e che preferiamo morire in piedi. Intanto, perdonaci Graziella. Perdonaci per tutto.
Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo (Paolo Borsellino)
... Ci sono stati uomini che hanno continuato nonostante intorno fosse tutto bruciato perchè in fondo questa vita non ha significato se hai paura di una bomba o di un fucile puntato... (Pensa - Fabrizio Moro)
Liberiamo la nostra Isola...Facciamo crescere il coraggio della denuncia!!!
L'INFORMAZIONE CHE VORREI...
Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. (Giuseppe Fava)
Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. (Giuseppe Fava)
venerdì 15 febbraio 2008
Chi era (Chi é) Graziella Campagna
Graziella Campagna ha 17 anni e lavora in una lavanderia di Villafranca Tirrena. Un giorno, trova in una giacca un’agendina. Graziella scopre che l’uomo che tutti in paese conoscono come un rispettabile ingegnere altri non è che il boss Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo boss di Palermo. Il latitante, per paura di essere scoperto, secondo quanto emerso dal processo ancora in corso, decide di far fuori la ragazza. La sera del 12 dicembre 1985, Graziella non torna a casa. Qualche giorno dopo, il suo cadavere viene rinvenuto sui colli Sarrizzo crivellato di colpi. Sembra senza una ragione. Nessuno sembra voler indagare su questo efferato delitto. Eccetto il fratello Pietro. Per lui, scoprire la verità diventa una ragione di vita. L’indagine dura 20 anni e consente di conoscere il male di vivere di una provincia, quella da tutti definita babba, dove cosa nostra palermitana lasciava svernare i suoi latitanti coperti da una rete di connivenze. Il processo, dopo una fase di stallo negli anni 80, riprende il via dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e si conclude con la condanna all’ergastolo in primo grado di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera. E’ il dicembre del 2004. Ma Alberti torna in libertà dopo un anno e mezzo perché i giudici della Corte d’assise non depositano entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi la custodia cautelare viene annullata per decorrenza dei termini. Ha già scontato una condanna per traffico di droga, rimane in cella per altri reati, ma torna in libertà per aver beneficiato dell’indulto (Sigh!). Scalpore, clamore, riflettori accesi. L’ex ministro guardasigilli Mastella invia a Messina gli ispettori nel settembre 2006. Dopo alcuni mesi, il caso è archiviato e non si prende alcun provvedimento. Poi, il processo riparte ed è ancora in corso. Tempo fa, l’ex Ministro guardasigilli Mastella ha anche disposto il rinvio della fiction diretta da Graziano Diana sulla storia- tristissima- della giovane di Saponara. “La Vita rubata” sarebbe dovuta andare in onda il 27 novembre scorso. Il suo rinvio ha destato la rabbia dei familiari di Graziella e dello stesso Beppe Fiorello che interpreta il ruolo di Pietro Campagna, fratello di Graziella. La sua è una storia nella storia. Quella di un carabiniere che ha lavorato per anni allo scopo di fare luce sulla morte di quella sorella che “non sognava di diventare ingegnere o avvocato, ma solo di guadagnare qualche lira per compare il corredo”. Per questo Graziella lavorava in una lavanderia a Villafranca. Ma un giorno, nelle tasche di una giacca, trovò quella’ agendina compromettente. Per questo fu uccisa. La rapirono mentre aspettava la corriera per tornare a Saponara. Fu ritrovata tre giorni dopo la morte, su montagne desolate, sfigurata da cinque colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata. Per Graziella, lo scorso 12 dicembre si è riempita fino all’inverosimile l’aula consiliare di Villafranca per una manifestazione indimenticabile che ha registrato la partecipazione di Beppe Fiorello, Graziano Diana, Larissa Volpentesta, Sonia Alfano, Don Luigi Ciotti, l’avvocato Fabio Repici, tanto per fare qualche nome. Volti rigati dalla lacrime durante la proiezione del trailer de “La vita rubata”. Volti rigati dalle lacrime alla scopertura della lapide che sancisce l’intitolazione di piazza Baronia a Graziella. E mentre c’era quella fiaccolata la mafia stava lì a guardare. E non è solo una congettura. E’ una triste realtà. Ma la gente c’era. Ha mostrato il suo volto. Ha alzato la testa. E, tra quella gente, c’erano anche tanti giovani. Segno che il vento sta cambiando (almeno, spero!). E se cambierà è anche grazie a te ed alla tua famiglia, piccola Graziella. Perdonaci se non abbiamo fatto in modo di svegliarle prima le nostre coscienze. Adesso, forse, abbiamo capito che siamo stanchi di vivere in ginocchio e che preferiamo morire in piedi. Intanto, perdonaci Graziella. Perdonaci per tutto.
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