CINISI (PALERMO) - Dietro lo striscione con scritto "La mafia uccide il silenzio pure" è partito, da corso Emanuele a Terrasini, il corteo che ha ripercorso l'ultimo tragitto fatto da Peppino Impastato la notte in cui venne ucciso, trent'anni fa, dai mafiosi del boss Tano Badalamenti. Dalla vecchia sede di 'Radio Aut', le oltre seimila persone hanno raggiunto Cinisi, dove la manifestazione si è fermata davanti l'abitazione natale di Peppino Impastato. Fra la folla anche l'ex leader di Dp, Mario Capanna."La storia e l'impegno di Peppino Impastato sono un patrimonio per la sinistra e per le giovani generazioni - afferma Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione comunista - Il suo esempio è ancora utile per comprendere come tutti coloro che ancora si battono per la trasformazione della società possono ricostruire identità e capacità di iniziativa"."Chi ha a cuore il cambiamento della Sicilia -dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato - chi vuole continuare a combattere le ingiustizie e la mafia sa che è nell'esempio e nella memoria di Peppino Impastato che si trovano le motivazioni profonde di un impegno civile e di un rigore morale che sono condizioni essenziali per sconfiggere la mafia"."Peppino Impastato rimane un esempio per tutti i giovani che, a testa alta, sperano e lottano per il cambiamento, per una Sicilia finalmente libera dalla mafia -commenta il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo -Di Impastato dobbiamo ricordare la sua onestà, il suo spirito giovanile, il coraggio con il quale irrideva ai boss mafiosi del suo paese. Oggi, a distanza di tanti anni, ci piace ricordare il suo sorriso: il sorriso di chi, forte dei propri valori umani e sociali, non temeva di scontrarsi con l'arroganza e la prepotenza di efferati criminali e mafiosi". "Dai microfoni della piccola radio del suo paese - ricorda Lombardo - Impastato lanciava messaggi di legalità che non sono rimasti inascoltati. Le sue parole hanno fatto breccia non solo nei cuori di tanti suoi compaesani, ma anche dei tanti siciliani che, ancora oggi, dopo tanti anni, ne ricordano l'impegno, l'abnegazione e il coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e si ribella con forza e determinazione all'oppressione mafiosa, questo lo si deve anche al giovane Impastato che, spesso in solitudine, affrontava i mafiosi a viso aperto. La Sicilia che si ribella al pizzo e alla mafia gli deve tanto e tutti noi, chiamati ad amministrare la cosa pubblica, abbiamo soprattutto un modo per ricordarlo, al di là degli annunci spesso retorici: fare ogni giorno il nostro dovere""Fra Terrasini e Cinisi non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita - testimonia Giovanni Impastato, fratello di Peppino - È un giorno di ricordo e di festa - aggiunge Giovanni, con al suo fianco la moglie Felicia - Sto vedendo migliaia di persone". Tra le migliaia di persone si notano i gonfaloni dei comuni di Cinisi e di Gela. "Cinisi - dice il sindaco Salvatore Palazzolo - ha fatto una scelta antimafia chiara, non è più dalla parte di Tano Badalamenti, ma si riconosce in Peppino Impastato"."Anche i bambini possono fare qualcosa contro la mafia: possono, con l'aiuto dei loro insegnanti, conoscere la storia e le persone che l'hanno combattuta, come Peppino Impastato e Mauro Rostagno". Da Torino giunge anche il commento di don Luigi Ciotti che ha partecipato all' intitolazione di un giardino a Impastato. Don Ciotti ha raccontato come Impastato amasse la sua Sicilia e si muovesse fin da ragazzo contro l'ambiente mafioso, fondando prima un giornale e poi una radio. "Il suo punto di riferimento - ha sottolineato il fondatore del Gruppo Abele e dell' associazione Libera - era un torinese trapiantato in Sicilia, Mauro Rostagno, anche lui assassinato da quella mafia che denunciava attraverso un'emittente televisiva". lasiciliaweb.it





