Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo (Paolo Borsellino)
... Ci sono stati uomini che hanno continuato nonostante intorno fosse tutto bruciato perchè in fondo questa vita non ha significato se hai paura di una bomba o di un fucile puntato... (Pensa - Fabrizio Moro)

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Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. (Giuseppe Fava)

lunedì 18 febbraio 2008

Spartaco e il sogno infranto. Chi era (chi é) Giuseppe Fava.

Tredici mesi per cullare un sogno, per dargli vita e voce, per farlo urlare di rabbia e sdegno. Tredici mesi. Troppo pochi per godersi un sogno, abbastanza per dare fastidio a chi, comunque, avrebbe continuato a fare il proprio gioco ben coperto da un precario senso della legalità. E’ il volto di una Sicilia bella ma schiava. Una terra sulla quale uno Spartaco coraggioso insorge contro una sleale dittatura. Per Giuseppe Fava la sua lotta a mezzo stampa contro la mafia entra nel vivo nel dicembre del 1982 con la pubblicazione della rivista “I Siciliani”, nata come mensile per questioni di budget. Il grande sogno di Fava è infatti quello di creare un quotidiano per mettere giornalmente a nudo le ingiustizie che si consumano nella sua Catania. “I Siciliani” nasce in un periodo gramo per la Sicilia e per l’intera Nazione, coinvolta nello scandalo P2. Fava ha deciso che niente fermerà la pubblicazione del suo giornale. Ecco in edicola il primo numero con articoli di costume, cultura, politica, cronaca e, ovviamente, mafia. Quella triste piaga di una splendida terra baciata dal sole e accarezzata dal mare che spesso cela atteggiamenti, situazioni e dichiarazioni che varcano la soglia dell’ambiguo. Ma è l’editoriale il pezzo forte: Giuseppe Fava conferma una visione cosmopolita del tessuto mafioso e scopre gli altarini, mettendo in evidenza i rapporti tra mafia e politica. Inoltre, svela apertamente il suo parere contrario al piazzamento dei missili americani nella Piana di Comiso. La rivista riceve lettere di ammirazione da ogni dove di un meridione d’Italia, perennemente in lotta per la sopravvivenza e, ovviamente, molto presto susciterà le ire delle alte sfere criminali, dove si staglia la figura del boss catanese Nitto Santapaola. Il sogno di Giuseppe Fava s’infrange in un’uggiosa sera del 5 gennaio 1984, quando il giornalista lascia Sant’Agata Li Battiati per dirigersi verso il Teatro Stabile di Catania, dove la nipotina ha un ruolo in una rappresentazione pirandelliana. Giunge sul posto e parcheggia. Poi, quattro colpi di una 7,65 suggellati dal crudele colpo di grazia che ne spegnerà per sempre la coraggiosa voce. Cinque colpi in tutto che spegneranno per sempre la coraggiosa voce di Giuseppe Fava. Lui, come Peppino Impastato, Mario Francese, Beppe Alfano. Al di là del colore politico degli ideali, vittime di un crudele gioco di potere. Il più sporco che ci sia.

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