TRAPANI - "Nell'85 scelsi di venire a Trapani per proseguire un'attività avviata 5 anni prima a Trento. L'attentato ritengo sia da inquadrare in un progetto preventivo". A parlare è l'ex sostituto procuratore di Trapani, Carlo Palermo, il vero bersaglio dell'attentato di Pizzolungo del 2 aprile 1985, che provocò la morte di Barbara Rizzo Asta di 34 anni e dei due figli gemelli Giuseppe e Salvatore. L'ex magistrato oggi ha preso parte alla cerimonia di commemorazione delle tre vittime.Parlando delle indagini, Carlo Palermo, ha rimarcato la "contraddizione" legata al fatto che il processo a carico dei presunti esecutori materiali, "svoltosi a poca distanza dai fatti, sfociò nelle assoluzioni" e che "la condanna dei presunti mandanti avvenne molti anni dopo e solo per le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, questi ultimi neppure ascoltati organicamente".Palermo ha poi ricordato che, all'epoca, "nonostante la chiedessi in continuazione, non vi era alcuna vigilanza sulla mia abitazione (una villetta al Villaggio Solare, in territorio di Valderice), né fu mai eseguita un'attività di bonifica lungo il percorso che facevo ogni mattina". Per l'ex magistrato, "l'assenza di un controllo preventivo ha concorso in quest'attentato". Ventitrè anni dopo riaffiorano nella memoria di Palermo "l'isolamento, sia da parte delle istituzioni che della popolazione che mi pesò veramente molto"."Ci fu più quel tentativo di voler dimenticare l'episodio - ha detto Palermo -, come se fosse stato estraneo ai fatti trapanesi, quindi, una cosa personale che riguardava soltanto me. Auspico che in un futuro prossimo maturino i tempi e le condizioni per una ricostruzione storica. Da 23 anni che inseguo determinate piste". L'ex giudice ha poi sottolineato che "oggi, finalmente, una parte della popolazione sta assumendo la consapevolezza che l'attentato di Pizzolungo appartiene alla storia di Trapani". Dopo la deposizione delle corone di fiori da parte dei sindaci di Erice, Trapani e Valderice e delle scolaresche del territorio, don Luigi Ciotti (presidente di "Libera") ha celebrato una messa nella chiesetta di Pizzolungo, alla quale hanno preso parte autorità civili e militari, magistrati e gli agenti di scorta rimasti feriti nella strage.Don Ciotti ha ricordato una frase del giudice Antonio Caponnetto, secondo cui "la mafia teme più la scuola che la giustizia", sottolineando l'importanza della diffusione, specialmente tra i giovani, della cultura della legalità. "Perché - ha aggiunto don Ciotti - si uccide non solo sparando con le armi, ma anche con l'omertà e l'indifferenza". Rita Borsellino ha rivolto a Margherita Asta, figlia di Barbara e sorella dei due gemellini, un "caloroso abbraccio. A lei - ha detto - mi lega un affetto profondo e la stessa esperienza di vita: quella voglia, quel bisogno di trasformare il dolore e la sofferenza in qualcosa di positivo, in speranza di cambiamento e costruzione di futuro".
Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente, misteriosa mafia svanirà come un incubo (Paolo Borsellino)
... Ci sono stati uomini che hanno continuato nonostante intorno fosse tutto bruciato perchè in fondo questa vita non ha significato se hai paura di una bomba o di un fucile puntato... (Pensa - Fabrizio Moro)
Liberiamo la nostra Isola...Facciamo crescere il coraggio della denuncia!!!
L'INFORMAZIONE CHE VORREI...
Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. (Giuseppe Fava)
Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. (Giuseppe Fava)
mercoledì 2 aprile 2008
23 anni dopo la strage di Pizzolungo...
TRAPANI - "Nell'85 scelsi di venire a Trapani per proseguire un'attività avviata 5 anni prima a Trento. L'attentato ritengo sia da inquadrare in un progetto preventivo". A parlare è l'ex sostituto procuratore di Trapani, Carlo Palermo, il vero bersaglio dell'attentato di Pizzolungo del 2 aprile 1985, che provocò la morte di Barbara Rizzo Asta di 34 anni e dei due figli gemelli Giuseppe e Salvatore. L'ex magistrato oggi ha preso parte alla cerimonia di commemorazione delle tre vittime.Parlando delle indagini, Carlo Palermo, ha rimarcato la "contraddizione" legata al fatto che il processo a carico dei presunti esecutori materiali, "svoltosi a poca distanza dai fatti, sfociò nelle assoluzioni" e che "la condanna dei presunti mandanti avvenne molti anni dopo e solo per le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, questi ultimi neppure ascoltati organicamente".Palermo ha poi ricordato che, all'epoca, "nonostante la chiedessi in continuazione, non vi era alcuna vigilanza sulla mia abitazione (una villetta al Villaggio Solare, in territorio di Valderice), né fu mai eseguita un'attività di bonifica lungo il percorso che facevo ogni mattina". Per l'ex magistrato, "l'assenza di un controllo preventivo ha concorso in quest'attentato". Ventitrè anni dopo riaffiorano nella memoria di Palermo "l'isolamento, sia da parte delle istituzioni che della popolazione che mi pesò veramente molto"."Ci fu più quel tentativo di voler dimenticare l'episodio - ha detto Palermo -, come se fosse stato estraneo ai fatti trapanesi, quindi, una cosa personale che riguardava soltanto me. Auspico che in un futuro prossimo maturino i tempi e le condizioni per una ricostruzione storica. Da 23 anni che inseguo determinate piste". L'ex giudice ha poi sottolineato che "oggi, finalmente, una parte della popolazione sta assumendo la consapevolezza che l'attentato di Pizzolungo appartiene alla storia di Trapani". Dopo la deposizione delle corone di fiori da parte dei sindaci di Erice, Trapani e Valderice e delle scolaresche del territorio, don Luigi Ciotti (presidente di "Libera") ha celebrato una messa nella chiesetta di Pizzolungo, alla quale hanno preso parte autorità civili e militari, magistrati e gli agenti di scorta rimasti feriti nella strage.Don Ciotti ha ricordato una frase del giudice Antonio Caponnetto, secondo cui "la mafia teme più la scuola che la giustizia", sottolineando l'importanza della diffusione, specialmente tra i giovani, della cultura della legalità. "Perché - ha aggiunto don Ciotti - si uccide non solo sparando con le armi, ma anche con l'omertà e l'indifferenza". Rita Borsellino ha rivolto a Margherita Asta, figlia di Barbara e sorella dei due gemellini, un "caloroso abbraccio. A lei - ha detto - mi lega un affetto profondo e la stessa esperienza di vita: quella voglia, quel bisogno di trasformare il dolore e la sofferenza in qualcosa di positivo, in speranza di cambiamento e costruzione di futuro".
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